Le vere da pozzo sono una caratteristica di Venezia. Basta questo a renderle interessanti. Sotto ogni vera c’era un grande serbatoio riempito d’acqua potabile; centinaia di vere vogliono dire centinaia di serbatoi pieni di acqua potabile, in parte prelevata dal fiume Brenta, trasportata in città dalla terraferma con appositi barconi, in parte acqua piovana, Queste acque venivano purificate facendole passare attraverso sabbia. Per secoli i pozzi garantirono la sopravvivenza agli abitanti di questa strana città costruita su isolette sparse in una laguna di acqua salata.

Tutti insieme, governanti per stabilire i finanziamenti ed i luoghi più adatti allo scavo dei pozzi, bravi tecnici per dirigere i lavori fatti da operai altamente specializzati, sorveglianti per garantire costantemente una perfetta pulizia, perfino i parroci a segnalare le necessità della parrocchia e a far suonare le campane che indicavano le ore stabilite per il prelievo dell’acqua ,… e ci possiamo anche aggiungere (udite,udite!) qualche nobile o ricco mercante, che per dar lustro alla casata , ma voglio credere anche per pura generosità, offriva alla cittadinanza un pozzo pagandolo di tasca propria.

Arriviamo ora alle vere, cioè alla parte visibile del pozzo, costruzioni spesso realizzate in marmo pregiato: sono poligonali, cilindriche, cubiche ecc…e, con il passare dei secoli, cambiano stile e decorazioni secondo la moda ed il gusto del momento Di queste vere, che nel linguaggio tecnico si chiamano puteali, come ben spiegato nel libro “Vere da pozzo di Venezia” di A.Rizzi (Editore Filippi :VE) se ne possono vedere ancora in giro per Venezia, sia pubbliche che private: queste ultime in qualche giardino, attraverso le recinzioni¸ le altre nei musei, negli ex conventi aperti al pubblico, in corti, calli, campielli,; ma da quando in città fu portata la rete idrica ne sono rimaste poche delle moltissime che erano. A qualcuna di queste vere è stata affiancata (con dubbio risultato estetico) una fontanella in metallo Altre invece, come quella a S.Leonardo, sono state modificate e da una cannella di fontana lasciano ora sgorgare acqua fresca e buona. diventando così prezioso arredo urbano, oltre che simbolo della ingegnosità e della forza che gli antichi veneziani hanno usato per superare gli ostacoli di un ambiente ostile.

Così, essendomi innamorata di queste vere, ho cominciato a cercarle per tutta Venezia, camminando molto, moltissimo scoprendo di campi, campielli, sottoportici oscuri, corti e calli, interni di chiese ricche di tesori artistici, scorci della città, meravigliosi sia con il sole che con la pioggia o la nebbia. Con le fotografie che ho scattato ho fatto sei Album (uno per sestiere). Ora ho pensato di “postarle” su Internet per far conoscere a tutti un patrimonio che andrebbe curato di più. Per alcune vere ho eseguito più scatti, o per evidenziare qualche particolare (per es. grave degrado o, al contrario, un attaccamento  quasi commovente da parte degli abitanti) oppure per offrire un secondo punto di vista, ma anche, principalmente, per mostrare a tutti, veneziani e non, la bella armonia, assolutamente unica, che esiste fra questi manufatti e l’ambiente che li ospita. Spero, anzi sono sicura che, una volta conosciuto il passato di queste mute testimoni della nostra storia, a nessuno verrà più in mente di danneggiarle o deturparle; sono state costruite dai nostri avi, ora appartengono a Venezia e a tutti noi.